domenica 4 marzo 2012

Privacy, origine e perchè di un fenomeno

Il fenomeno "Privacy" viene tradizionalmente fatto nascere nel 1890 a Boston, negli Stati Uniti d'America, e viene ricondotto al celebre articolo di  Warren e Brandeis "The right to privacy". Il caso era relativamente semplice: il noto avvocato Samuel Warren aveva una moglie molto impegnata nella tenere salotti dediti ad ogni genere di pettegolezzo, e chiese all'amico giudice progressista Louis Brandeis (poi giudice della Corte Suprema) di occuparsi insieme a lui del caso.
I due amici rilevarono in effetti come questi pettegolezzi potessero essere lesivi per la dignità delle persone e i due decisero la pubblicazione dell'articolo. 

In realtà nei miei studi giuridici mi sono spesso imbattuto in questo istituto giuridico, che, se con il caso Warren-Brandeis prende vita, aveva visto la propria fase embrionale nell'Inghiletrra della seconda metà del '700 con il noto filosofo John Stuart Mill, il quale già allora parlava di un "sacro recinto invalicabile e ad esclusivo uso della persona"; ma il seme nasce, ancora una volta, nel campo del diritto romano con un brocardo che racchiude in sè tutti i possibili significati del concetto "privacy" che è quello "ius excludendi alios" (il diritto di escludere gli altri) che difendeva la proprietà privata.

In Italia la privacy arriva nel 1996 con la legge 675 e la creazione dell'Ufficio del Garante; stiamo quindi parlando di un fenomeno molto vecchio, ma al tempo stesso molto giovane, e come tutte le cose giovani, necessita di maturazione.
Stefano Rodotà, grande politico e primo presidente del Garante, nel libro "Intervista su privacy e libertà" di Paolo Conti, delinea il modo in cui si è sviluppata la privacy in Italia e le resistenze che il Garante ha trovato sulla sua strada; indica come ormai "permeate" le persone al concetto di privacy e come l'introduzione dell'istituto si possa dire un processo compiuto. Se concordo sul fatto che oggi le persone parlano di privacy e capiscono grosso modo cosa sia, l'istituto giuridico è invece secondo me ben lontano dall'essere pienamente compreso e completamente sviluppato. E a dirmelo è il lavoro che svolgo sul campo: quando sono in una ditta per la compilazione della documentazione privacy, nella maggior parte dei casi, nè al titolare nè ai dipendenti interessa nulla della materia: vogliono solo "essere a posto" in caso divisite da parte degli organi di controllo.
Inutile dire che secondo me quest'approccio è sbagliato, per quanto però sia pur sempre un inizio: quando una legge cala dall'alto, senza che sia ratificata dall'esperienza di tutti i giorni, incontra sempre delle difficoltà di recepimento da parte delle persone a cui si rivolge; la privacy poi si rivolge a tutti, ma proprio tutti i cittadini Italiani (a breve europei!) ed è ovvio che necessita di tempo per essere completamente assorbita e capita. Molti nostri clienti lamentano il fatto che si debbano inserire i loro dati in anagrafica perchè possano fare un ordine e sono poi gli stessi che mi chiedono l'amicizia su Facebook mettendomi a parte di fatti che sono parte della loro vita più privata e che la legge rubrica come "dati sensibili"; dicono che sono fidanzati o sposati, che sono eterosessuali od omosessuali, che sono stati malati, che malattia hanno avuto, etc. senza rendersi conto che questi dati hanno un elevato indice di pericolosità per la loro vita sia privata che lavorativa.
Non voglio per ora dilungarmi oltre, ma nelle prossime settimane vedremo come i dati che lasciamo "in giro" possano diventare delle bombe pronte ad esplodere grazie ad alcuni fenomeni socio-giuridici oggetto di recente studio da parte di eminenti giuristi e sociologi.

Vi ricordo che CD Bergamo da anni opera con successo e con soddisfazione dei propri clienti nel campo della privacy e che siamo sempre disponibili per consulenze che vanno dall'analisi del singolo processo aziendale, sino alla redazione dei documenti privacy completa.